Albano Laziale, 2021. Nel perimetro di una proprietà privata esisteva da decenni una struttura in stato di abbandono avanzato: una stalla, poi magazzino, poi niente — un fabbricato collabente che occupava spazio senza restituire nulla, destinato nel tempo a deteriorarsi ulteriormente. La domanda che mi sono posto non era come ristrutturarlo, ma se avesse senso farlo. La risposta è arrivata guardando le mura: solide, in pietra, con uno spessore e una presenza che valeva la pena recuperare.
L'operazione è stata una demolizione e ricostruzione completa con cambio di destinazione d'uso — da volume agricolo/produttivo ad abitazione privata. Non un recupero parziale, non un intervento di facciata: ogni elemento strutturale è stato ridisegnato, ogni scelta costruttiva è stata fatta da zero, con la consapevolezza di star costruendo una casa nuova nella sagoma di una preesistenza.
La struttura
La struttura portante è in blocchi di poroton — un materiale che garantisce prestazioni termiche elevate, riduce i ponti termici e consente cantieri rapidi senza rinunciare alla solidità. È la scelta giusta quando si costruisce una piccola unità abitativa che deve essere efficiente senza appesantire il progetto di complessità impiantistiche. Le nuove murature hanno ripreso le geometrie dell'edificio preesistente, rispettando il rapporto con gli spazi aperti circostanti e con il fabbricato principale della proprietà.
L'esterno: il peperino
Il rivestimento esterno è in peperino, la pietra vulcanica dei Castelli Romani per eccellenza. Grigia, compatta, porosa al tatto ma impermeabile agli agenti atmosferici, il peperino è il materiale identitario di questo territorio — lo si trova nei portali delle chiese di Ariccia, nelle fontane di Genzano, nei muri a secco che delimitano i vigneti di Marino. Usarlo in un progetto contemporaneo non è nostalgia: è radicalità. È scegliere il materiale più coerente con il luogo, estratto a pochi chilometri dal cantiere, lavorato da maestranze locali, capace di invecchiare con dignità senza manutenzione straordinaria.
La copertura è in lamiera nera — un contrasto secco, deliberato, che separa con chiarezza il basamento in pietra dal piano della copertura. La lamiera non cerca di integrarsi con il peperino: lo dialoga per opposizione. Scura, piana, industriale contro la superficie ruvida e antica della pietra. Il risultato è un piccolo edificio che ha carattere preciso, senza ambiguità stilistiche.
Gli interni
La distribuzione è essenziale e senza sprechi: una zona giorno di oltre 30 mq che occupa l'intera larghezza del fabbricato, luminosa, con accesso diretto all'esterno; un disimpegno che distribuisce ai servizi; un bagno; una camera da letto di 14 mq, proporzionata e silenziosa. Ogni ambiente ha la sua funzione, ogni metro quadro è utilizzato. Non ci sono corridoi inutili, non ci sono spazi di risulta.
Il pavimento è in listoni di rovere — un legno caldo e nobile che porta dentro la casa la stessa coerenza materica che il peperino esprime all'esterno. La pietra fuori, il legno dentro: due materiali naturali, entrambi con una storia lunga, entrambi capaci di migliorare nel tempo invece di degradarsi. Il rovere si scurisce leggermente con gli anni, acquisisce patina, diventa più bello con l'uso. È esattamente il tipo di pavimento che una casa come questa merita.