Albano Laziale, 2021. Un fabbricato collabente in un lotto con una caratteristica rara e preziosa: gli ulivi. Alberi adulti, radicati, impossibili da sostituire — e impossibili da ignorare. Prima ancora di disegnare la nuova casa, ho dovuto capire come costruire intorno a loro, non nonostante loro.
Demolizione e ricostruzione completa con Superbonus, tutto su un piano. Ma questo progetto è qualcosa di più di una dem-rico: è un progetto di paesaggio che include un'architettura, non il contrario.
Due blocchi, un solo piano
La nuova casa si organizza in due volumi distinti e riconoscibili: un blocco per la zona giorno e un blocco per la zona notte, collegati e coordinati ma leggibili come entità separate. È una scelta distributiva precisa — non un appartamento allungato su un corridoio, ma due ambiti con identità diversa, separati anche nella percezione dello spazio. Il blocco giorno ospita l'open space cucina-soggiorno con affaccio diretto verso gli esterni; il blocco notte raccoglie le camere da letto, i bagni e le cabine armadio in un'ala silenziosa e riservata.
Stare su un piano unico cambia il modo di vivere la casa. Non ci sono scale da salire portando la spesa, non ci sono piani da gestire, non c'è una gerarchia verticale tra gli spazi. Tutto è sullo stesso livello, tutto è accessibile, tutto è connesso — incluso il giardino.
Il giardino come progetto
Il vero elemento distintivo di questa proposta non è la casa: è il lotto. Ho sviluppato uno studio paesaggistico approfondito per l'intera area di pertinenza, lavorando su tre livelli simultaneamente.
Il primo livello è la conservazione: gli ulivi esistenti sono stati salvati e integrati nel progetto come elementi fondativi del paesaggio. Non sono stati spostati, non sono stati potati per convenienza — sono rimasti esattamente dove stavano, e il progetto si è adattato a loro. In un territorio come quello dei Castelli Romani, dove l'olivicoltura ha radici antiche, salvare un ulivo adulto è un atto di rispetto culturale prima ancora che ambientale.
Il secondo livello è la produzione: al centro del lotto è stata progettata un'aiuola centrale con alberi da frutto — un piccolo frutteto domestico che porta nel giardino di casa la logica dell'orto e del podere laziale. Meli, peri, fichi — essenze da frutto che danno ombra in estate, frutti in autunno, fioriture in primavera. Un giardino che cambia con le stagioni e restituisce qualcosa a chi lo abita.
Il terzo livello è la connessione: ogni ambiente della casa — soggiorno, camere, zona pranzo — ha un affaccio diretto verso gli spazi esterni, con soglie studiate per dissolvere il confine tra dentro e fuori. Le porte e le vetrate si aprono sul giardino come una continuazione naturale degli ambienti interni. Il pavimento interno e la pavimentazione esterna si raccordano allo stesso livello, senza gradini, senza interruzioni. Si cammina dall'open space agli ulivi senza accorgersene.
Le nuove piantumazioni
Lo studio paesaggistico ha previsto nuove essenze arboree selezionate per il microclima dei Castelli Romani: piante autoctone o naturalizzate, a bassa manutenzione, capaci di integrarsi con gli ulivi preesistenti senza competere con loro. Il risultato è un sistema verde coerente, stratificato, che non sembra piantato tutto insieme ma che racconta una storia di accumulazione e cura nel tempo.